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Sintesi.

Tra il 1850 e il 1870 prosegu la crescita demografica, determinata da
una  diminuzione  della  mortalit e dalla  permanenza  di  un'elevata
natalit.
Una  pi  intensa  mobilit della popolazione fu causata  da  numerosi
fattori,  legati  in  gran  parte  allo  sviluppo  industriale.   Agli
spostamenti  dalla  campagna  alla citt,  dalle  aree  economicamente
arretrate   a   quelle   pi   sviluppate  dell'Europa   si   aggiunse
l'emigrazione oltre oceano.  (Paragrafo 1).
La  mobilit  demografica  ebbe  come conseguenza  la  crescita  della
popolazione urbana. Questa determin un ingrandimento delle citt, cui
si  accompagnarono trasformazioni strutturali degli spazi urbani,  che
cominciarono ad essere differenziati a seconda delle funzioni in  essi
svolte. Le prime importanti trasformazioni si verificarono nelle citt
inglesi.  Modifiche radicali dell'assetto urbano furono  realizzate  a
Parigi sotto Napoleone terzo. In Italia il fenomeno dell'urbanesimo si
manifest  in  seguito  all'unificazione  e  alla  concentrazione   di
funzioni politico-amministrative in alcune citt. (Paragrafi 2 e 3).
L'espansione  economica  e lo sviluppo tecnologico  si  accompagnarono
alla diffusione di nuovi atteggiamenti culturali, caratterizzati dalla
fiducia  nell'uomo  e  nelle  sue  possibilit  di  conoscenza  e   di
progresso. Si ritenne che il metodo sperimentale della scienza potesse
essere  applicato ad ogni campo dell'attivit culturale. I  fondamenti
della  nuova cultura, definita positivista, furono posti dal  filosofo
francese  Auguste Comte. Tra i rappresentanti pi significativi  della
cultura  positivista ci furono Charles Darwin, che elabor una  teoria
sull'evoluzione degli esseri viventi, e Herbert Spencer, che estese la
teoria evoluzionistica al campo sociale.
La   diffusione  della  cultura  positivista  risult  funzionale   al
consolidamento  del  potere  della  borghesia.  L'evoluzionismo  venne
infine   utilizzato  per  dare  basi  pseudo-scientifiche   a   teorie
razzistiche.  (Paragrafo 4).
Nell'opera Il Capitale Marx analizz a fondo il sistema capitalistico,
affermando  che  esso  stava  avviandosi  inevitabilmente   verso   la
disgregazione, perch i vari fenomeni connessi con l'accumulazione del
capitale   avevano   determinato   un   progressivo   acuirsi    della
contraddizione  tra  propriet  privata  dei  mezzi  di  produzione  e
socializzazione  del lavoro e contemporaneamente avevano  favorito  la
maturazione politica del proletariato. (Paragrafo 5).
Dopo  il  1848  anche Proudhon perfezion le sue teorie,  arrivando  a
formulare  un  progetto di societ basato su una sorta  di  mutualismo
anarchico.
Le teorie anarchiche furono pi organicamente elaborate da Bakunin. Il
suo  obiettivo  era  la  realizzazione  di  una  societ  in  cui   il
collettivismo   fosse   accompagnato   dall'assenza    di    qualsiasi
organizzazione  di  tipo  statuale.  Il  suo  collettivismo  anarchico
contrastava  pertanto anche con l'idea marxiana  della  dittatura  del
proletariato.  Diversa  era anche la strategia rivoluzionaria,  perch
assegnava  un  ruolo determinante al sottoproletariato, che  Marx  non
prendeva in considerazione.  (Paragrafo 6).
Dopo  la  met del secolo, in vari paesi europei, il movimento operaio
matur  sul  piano  politico ed organizzativo.  Contemporaneamente  si
diffuse  anche l'idea di un collegamento tra le diverse organizzazioni
operaie,   che  ebbe  una  concreta  attuazione  nel   1864   con   la
costituzione,   a   Londra,  della  Associazione  internazionale   dei
lavoratori, nota come prima internazionale.
Ad   essa  parteciparono  numerosi  esponenti  del  movimento  operaio
europeo. Fra i vari orientamenti prevalse il socialismo marxista,  che
entr   in  un  insanabile  contrasto  con  l'anarchismo  di  Bakunin.
(Paragrafo 7).
Il  papa  Pio  nono assunse un atteggiamento decisamente  conservatore
verso le questioni sociali e la cultura del suo tempo, condannando  in
blocco  non  solo  il socialismo ed il comunismo ma anche  la  societ
liberale.
All'interno  del  mondo cattolico si formarono movimenti  pi  attenti
alle  questioni  economico-sociali;  tra  questi  si  distinse  quello
cristiano-sociale. (Paragrafo 8).
